CESURA. CAESURA. TAGLIO.

Tutto parte da quella fototessera in bianco e nero. Ultimo frame di un trittico di video. Testimonianza di un gesto radicale di cambiamento. È l’artista, ritratta quindici anni fa, dopo essersi rasata a zero i capelli: la sua storia personale diventa la storia di un’altra donna o forse di tutte le donne. Perché chi di noi, da giovane, non ha mai voluto o almeno pensato per un istante di compiere quel gesto? Radersi la testa e tagliare con quello che è stato fino a quel momento, cambiare, senza possibilità di tornare indietro.
Cesura, nuovo lavoro di Gaia Giani, film-maker, videoartista e fotografa, è composto da tre schermi. Al centro la camera è fissa su un sentiero che taglia in due una collina verde su cui è arroccato un paese di poche case, sui due schermi laterali invece, una donna seduta di fianco a un tavolo afferra ciocche di capelli e con decisione le taglia. Appoggiate le forbici sul tavolo, la donna inizia a radersi i capelli con il rasoio. È violento vedere il dolce volto dell’attrice perdere la sua cornice. È un’evocazione di vita monacale, che si accompagna con la stanza in cui si svolge l’azione: una sedia, un tavolo con sopra una ciotola e sul fondo un camino sovrastato da bottiglie di vetro attraversate da una forte luce, chiaro richiamo alle nature morte di Morandi. Le immagini sono accompagnate dal sonoro dell’azione, dal rumore delle sforbiciate e da un ansimare pesante unito al suono di passi. Quel respiro affaticato crea tensione, soprattutto se accostato alle immagini di un cranio sempre più nudo; quel respiro ansante porta a domandarsi l’origine e il motivo di tanto affanno, soprattutto di fronte ad un’immagine di pace come quella del paesaggio. Ed ecco sul finale apparire al ralenti la giovane attrice sul sentiero e farsi sempre più vicina fino a scomparire. Le due scene, che fino a quel momento non avevano avuto motivi di legame, trovano il loro trait de union nella ragazza, protagonista in diverso grado di tutti e tre i video.
Inoltre, l’artista gioca con il pubblico nascondendo il nome del paese - lo si scopre all’ingresso della galleria dove è stampata una foto con l’insegna del centro abitato sulla collina - , che è la chiave interpretativa del video, nonché motivo della scelta del villaggio.
Cesura è un nuovo inizio, è metafora di un passaggio. Gaia Giani racconta di aver sempre desiderato da giovane rasarsi i capelli e farne un film, ma il suo ragazzo, che evidentemente la preferiva con i capelli lunghi, l’aveva sempre dissuasa. Nonostante tutto si tagliò i capelli. Ora dopo anni è arrivato anche il video. E il suo ragazzo si è dovuto ricredere.
in mostra dal 17 novembre al 5 dicembre 2009
MiCamera_photography and lens-based arts
via Medardo Rosso 19 | 20159 Milano | 02 4548 1569
aperto dal mercoledì al sabato 10-13 e 16-19 e su appuntamento
Tags: Aggiungi nuovo tag