Bestiario I
Un sole umido batteva violento a glorificare il passaggio nelle sfere più alte del cielo spoglio; dall’orizzonte liquido spirava ogni tanto, mellifluo, un soffio di vento ad illudere le epidermidi infuocate e sofferenti dei più coraggiosi. Fra i sassi del bagnasciuga ella si muoveva lentamente, con una cautela che non era solo paura di una caduta, di un improvviso scivolamento, ma pareva una pratica ormai collaudata, come se l’intero mondo sotto i suoi piedi, quotidianamente rischiasse di piegarsi e sciogliersi a discapito delle forze a cui è per natura chiamato a rispondere. Indossava un bikini nero: generoso il pezzo sopra, mentre quello sotto era a vita leggermente alta; l’elastico stringeva un eccesso di adipe concentrato sui fianchi a riprova di un veloce e non voluto acquisto di peso che si disponeva sul corpicino secco in forma di onde leggere e burrose anche sui fianchi e sulle braccia. La tenuta della sua pelle, più che il suo viso, rivelavano gli anni: innumerevoli e spietati. Si gettò nell’acqua, i muscoli del collo si tirarono e il mento si tese all’insù mentre gli arti si liberavano in un turbinio sgraziato che servì a tenerla a galla e che sembrò efficace nell’impresa di non turbare la bionda, marmorea messa in piega. Ristabilito l’equilibrio, i suoi gesti si fecero più aggraziati; prese il largo lentamente, ad ampie bracciate intervallate da brevi aperture del bacino. Presto, le grida e gli scrosci divennero lontani come un ricordo. Nuotò ancora, ed arrivata alla boa si fermò e vi appoggiò il busto tenendosi per le braccia. Respirava, a quel punto, affannosamente. Il suo petto minuto e rinchiuso si muoveva a ritmo irregolare, la bocca aperta verso l’alto, le guance arrossate per lo sforzo. Rimase lì per qualche minuto, poi con un timido slancio riprese a muoversi nell’acqua, questa volta fermandosi ogni tanto a guardare verso la spiaggia. Il mare era calmo e limpido; bambini giocavano a tirarsi la palla mentre genitori oziosi sfogliavano giornali stropicciati. Tornò lenta fino al bagnasciuga, si tirò in piedi solo al momento in cui fu sicura di toccare per terra, ed essendo l’acqua ad altezza delle ginocchia, le ci volle l’aiuto di un braccio per terminare l’operazione. Ristabilito l’equilibrio, si avviò verso la sedia, non molto lontana, e lì sedette ad asciugarsi.